BENVENUTI A TUTTI!
BENVENUTI A TUTTI!
Siamo la 2^ F della Scuola Media di Agnosine, in provincia di Brescia, e questo è il nostro blog! Lo abbiamo creato perché vogliamo condividere con altri ragazzi le nostre storie, le nostre riflessioni e le cose belle e brutte che ci capitano...
giovedì 16 gennaio 2014
UNA MATTINA TRA AMICI SPECIALI!
Vi raccontiamo un'avventura che ci ha fatto sorridere e commuovere... non potete perdervela, leggeteci!
Etichette:
Associazione Vita da Cani,
Casa di Riposo di Calcinato,
nonni,
Pet Therapy
venerdì 10 gennaio 2014
UN INCONTRO INDIMENTICABILE CON IL DOTT. MARIO PASSI ALLA LIBRERIA BACCO
E' stato un incontro difficile per noi, ma in classe abbiamo parlato molto del disastro del Vajont e ci siamo preparati bene. Non ci aspettavamo tanta gente così, la libreria era piena, e tutti siamo rimasti in silenzio ad ascoltare il dott. Mario Passi raccontare. Questo è il nostro articolo:
martedì 24 dicembre 2013
"DETTO TRA NOI - FG Info al Top"
![]() | ||
| 2^F e 2^G con Prof.ssa Claudia Benaglia, Prof. Nicola Quinzani e Barbara Favaro ("NEVERLAND... dove vivono le Storie") |
Quest'anno con Neverland ci siamo trasformati in giornalisti. Non per gioco, no, abbiamo scritto il primo numero del giornalino della scuola e lo abbiamo chiamato "DETTO TRA NOI - FG Info al Top".
E' un titolo un po' lungo, ma volevamo fosse originale e che parlasse di noi... ecco fatto!
Ci siamo buttati in avventure che neppure potevamo immaginare, e per provarvi che abbiamo fatto un lavoro serio abbiamo deciso di pubblicare qualcosa qui sul nostro superblog. Siete pronti?
Bene, la prima cosa che vogliamo condividere con voi è un incontro speciale, con una pittrice che si chiama Laura Giardina e che ci ha fatto entrare nel suo mondo. Qui sotto mettiamo il nostro articolo così potete leggerlo e capire perché per noi è stato speciale.
Secondo noi vi piacerà, e se avete domande da farci o volete mettervi in contatto con noi scriveteci un commento... noi vi rispondiamo con piacere.
Ciao e continuate a venire a trovarci qui sul blog che ci saranno altre cose belle nei prossimi giorni!
La Redazione
(auguri di Buon Natale a tutti!)
il sito di Marshall (clicca qui) FORK in the ROAD
giovedì 12 settembre 2013
UN'AVVENTURA MOZZAFIATO di Alberto F.
Mi chiamo Alberto e amo molto la natura e gli animali. Il mio racconto ve lo dimostrerà!
Peter era un simpatico ragazzo di
dodici anni. Era abbastanza alto e robusto, molto veloce e agile come
uno scoiattolo.
Nel viso tondo e colorito
risaltavano gli occhi grandi e vispi, azzurri come il cielo; i
capelli ricci color rame gli davano un tocco selvaggio.
Viveva con i genitori a Grindelwald,
un paesino ai piedi delle Alpi Svizzere dove il papà gestiva alcune
malghe.
Peater fin da piccolo seguiva il
papà nel lavoro; all'età di quattro anni aveva imparato a pascolare
le mucche in compagnia del suo fedele cane da pastore Dalì.
Ora poteva da solo dare il fieno
alle mucche, mungere a mano, fare il burro e lavorava nei campi
soprattutto d'estate e nei fine settimana.
Era particolarmente socievole: tutti
in paese lo conoscevano ed egli conosceva tutti e chiacchierava con
chiunque lo avvicinasse.
Agli anziani si rivolgeva in
dialetto per parlare di animali, di caccia, di piante, con le signore
commentava il tempo, ai bambini permetteva di accarezzare i cuccioli
di cane, gli agnellini e i vitellini.
Andava a scuola volentieri anche se
soffriva a stare per più di due ore in un luogo chiuso; per questo i
professori gli concedevano di fare quattro passi in cortile ogni
tanto.
Peater aveva un grande sogno, voleva
diventare un veterinario per poter curare e far nascere gli animali
che adorava.
In una notte di inverno, buia e
nevosa, stava aiutando il papà a intagliare il legno quando
sentirono bussare alla porta.
Il padre, Piero, mandò Peater ad
aprire; si trovò davanti tre uomini con indosso giubbotti di pelle e
cuffie di pelo. Dalle loro spalle pendevano fucili, nella cintura
erano infilati coltelli.
Peater restò sbalordito, ma il più
anziano dei tre lo rassicurò che non volevano fargli del male; il
ragazzo chiamò il padre al quale chiesero ospitalità per quella
notte.
Piero, sapendo che c'era in arrivo
una bufera di neve rispose subito di sì e li fece accomodare nella
camera degli ospiti.
Peater era rimasto impressionato da
quei strani tipi, nel recarsi a dormire si fermò a origliare dietro
alla loro porta e li sentì bisbigliare:
“Li
beccheremo domani ai piedi del San Gottardo.”
“Sarà
un gioco da ragazzi intrappolare quegli stupidi cervi!”
Peater
capì in quell'istante che si trattava di bracconieri: doveva
avvisare subito il suo amico Jon.
“Pronto,
Jon, ho bisogno di parlarti, una questione urgente. Vediamoci
davanti alla chiesa tra dieci minuti.”
“Come
faccio ad uscire senza farmi beccare dai miei genitori, Peater?!”
“Usa
il solito modo! Esci dalla finestra e calati dall'albero, ha sempre
funzionato!”
“Va
bene... arrivo.”
Peater
si imbacuccò, uscì dalla casa senza far rumore e si diresse
all'appuntamento. Arrivato, Jon gli chiese cosa ci fosse di tanto
urgente e l'amico gli raccontò tutto.
Decisero
di mettere a punto un piano per fermare quei cacciatori di frodo.
Peater
non chiuse occhio per tutta la notte al pensiero di ciò che lo
aspettava il giorno successivo; non appena sentì rumori e voci
provenire dalla camera dei tipi si preparò e spedì un messaggio a
Jon.
Una mezz'ora più tardi i due amici
stavano percorrendo una stradina di montagna a una distanza adeguata
dai bracconieri che controllavano i dintorni con un binocolo.
Camminarono per ore e ore,
affondando nella neve, nascondendosi tra le rocce, attenti a non
farsi scorgere e preoccupati di perdere di vista i tre uomini.
Quando questi si fermarono, Jon
cercò di capire, leggendo con attenzione la mappa, dove si
trovavano.
Non avevano dubbi: erano ai piedi
del San Gottardo.
Jon telefonò ad un suo amico,
agente della Guardia Forestale, il quale comunicò che li avrebbe
raggiunti entro tre ore perché il loro mezzo era bloccato al Passo
dell'Orso a causa di una bufera di neve.
Peater con il binocolo teneva
d'occhio i bracconieri; in lontananza scorse altre due figure che si
dirigevano verso di loro.
Dopo un po' li vide unirsi alla
combriccola e confabulare con loro ad ampi gesti, stavano mettendo a
punto il loro diabolico piano!
Di lì a poco li videro dirigersi
ognuno in un punto diverso: appostandosi come d'accordo.
I due ragazzi decisero di muoversi
portandosi il più vicino possibile agli uomini fino a ritrovarsi
nascosti dietro ad un masso.
Peater si accorse che il più
anziano aveva imbracciato il fucile e stava prendendo la mira;
afferrò la sua mitica fionda e scagliò con tutta la sua forza e la
precisione di cui era capace un sasso che centrò il bersaglio
colpendo l'uomo al braccio.
Anche Jon fece lo stesso con l'altro
cacciatore.
Disorientati, barcollarono entrambi
e caddero a terra; i due ragazzi li raggiunsero di corsa, li legarono
e li imbavagliarono.
Erano ora indecisi sul da farsi,
sentirono degli altoparlanti che intimavano l'alt:
“Corpo
forestale, gettate le armi e arrendetevi!”
Incredibile!
Erano arrivati proprio al momento giusto!Gli
agenti, dopo aver ammanettato i delinquenti, si congratularono con i
due amici e proposero loro di entrare a far parte della loro
pattuglia.Peater
e Jon accettarono l'incarico a patto che i turni li facessero sempre
insieme, e da quel momento diventarono piuttosto famosi nelle
montagne dove vivevano.
mercoledì 11 settembre 2013
LA PIETRA DI ALIUS di Yousra B.
Mi chiamo Yousra e ho scritto un racconto che parla di una ragazza che adora il calcio, proprio come me!
Mi
chiamo Anna e ho sette anni e sono bravissima a giocare a calcio.
Un
giorno, dopo un'importante partita, mentre stavamo ritornando a casa
(i miei genitori, i miei fratelli ed io) una valanga ci ha travolto
provocando un pauroso incidente.
Mio
fratello Shown ed io siamo sopravvissuti, purtroppo i miei genitori e
il mio fratellino più piccolo no.
Io
e Shown ancora sotto shock, visto che i soccorsi non arrivavano ci
siamo decisi a metterci in cammino per cercare aiuto prima che
diventasse buio.
Dopo
quasi un'ora in lontananza abbiamo visto una casetta, ci siamo
precipitati correndo e una volta raggiunto l'uscio abbiamo visto che
ad una lunga tavola erano seduti dieci bambini e un signore.
Ciao
piccolini, come vi chiamate? - ci chiese il signore.
Non
volevamo rispondere perché ci faceva un po' paura, ma quel signore
ci accolse nella sua casa e ci fece entrare nella sua famiglia fino a
quando abbiamo compiuto undici anni.
Un
giorno io e Shown stavamo giocando a calcio non lontano da casa e un
talent-scout ci avvicinò per proporci di entrare a far parte di una
squadra importante per giocare nel campionato.
La
squadra più temibile da sconfiggere era quella del terribile Signor
X che aveva con sé la Pietra di Alius (pietra magica che
donava un superpoter alla squadra che la possedeva): erano loro i
campioni, da molte stagioni imbattibili.
Ci
allenavamo tutti i giorni per prepararci alla grande sfida e
finalmente quel giorno arrivò:
dopo
aver vinto tante partite eravamo di fronte alla squadra di Alius e
sapevamo che vincere sarebbe stato quasi impossibile.
Siamo
scesi in campo determinati e carichi, ci siamo messi in posizione in
attesa del fischio d'inizio, ma quando mi impossessai della palla e
corsi verso la porta avversaria ebbi una visione: mio fratello
Xavier, che doveva essere morto durane l'incidente, mi stava davanti
per impedirmi di andare a rete.
Persi
la concentrazione e anche il pallone, e quel primo tempo fu
disastroso.
Negli
spogliatoi parlai con Shown per cercare di capire come fosse
possibile una cosa del genere. Evidentemente Xavier era sopravvissuto
e il Signor X l'aveva preso con sé per giocare nella sua squadra.
Dovevamo convincerlo ad abbandonare il campo e a cambiare squadra,
dovevamo averlo di nuovo con noi.
Durante
il secondo tempo, in qualche modo riuscii ad attirare l'attenzione di
Xavier, lui mi riconobbe e capii in quel momento che era contento di
averci ritrovato.
Purtroppo
anche quel secondo tempo ci vedeva in forte svantaggio, Xavier
cercava di sbagliare tiro, di rallentare il gioco per permetterci una
rimonta, ma la Pietra di Alius rimetteva con il suo potere magico
tutto di nuovo a loro favore.
A
pochi minuti dalla fine della partita, il Signor X chiamò a raccolta
i suoi ragazzi e minacciò Xavier di cacciarlo via dalla squadra se
non avesse smesso immediatamente di giocare contro i suoi stessi
compagni. Si era accorto di tutto, ed era veramente arrabbiato.
Xavier
ebbe una reazione che non immaginavo, si tolse la maglietta e la
lanciò addosso al terribile Signor X urlando che vincere in quel
modo è una vergogna e che lui avrebbe lasciato subito la squadra.
Vedere
che nostro fratello era stato così coraggioso da mettersi contro
quel tipo detestabile e pericoloso ci diede coraggio. Shawn ed io
ricominciammo a giocare più concentrati e vigorosi di prima, e in
qualche modo riuscimmo a rimontare in pochi minuti il nostro
svantaggio e a chiudere con un meritato pareggio!
La
Pietra di Alius, stavolta non era riuscita a vincere sul legame di
sangue di noi fratelli.
Il
Signor X ci raggiunse negli spogliatoi, mentre Xavier, Shown ed io ci
abbracciavamo felici, con la minaccia di mandare in frantumi la
nostra carriera calcistica. A quel punto i miei fratelli lo presero e
lo attaccarono al muro, dalla tasca del suo cappotto cadde la
bellissima Pietra di Alius che andò in frantumi, lasciando attorno
un silenzio di tomba.
Credo
che ora tu ti debba preoccupare della tua squadra, Signor X – lo
provocò Shawn.
Xavier
sorrise soddisfatto e il Signor X raccolse i pezzi della pietra non
più magica e si ritirò dalle scene.
Noi
eravamo ancora insieme, pronti a vincere il campionato con tutta la
nostra passione.
domenica 8 settembre 2013
ALVIN E IL SUPER SURF TEAM di Arianna G.
Ciao, mi chiamo Arianna e la mia storia parla del surf, uno sport che mi piace molto. L'ho voluta scrivere per farvi divertire, almeno spero!
Siamo
un gruppo di giornalisti e siamo qui per intervistare un giovane
surfista che ha appena vinto il trofeo del Super Surf Team, meglio
conosciuto come SST, che si è tenuto sull'isola di Acunamatata.
"Ehi,
campione, come ti chiami?"
"Sono
Alvin"
"Ciao
Alvin, ci racconti com'è andata la tua gara e le sensazioni che hai
provato?"
"Okay,
vi racconterò tutto quello che è successo. Tutto cominciò quando
il Signor McPee, l'organizzatore del Trofeo SST, con il suo yacht
arrivò sull'isola per cercare qualche surfista in gamba che
partecipasse alla gara. Aveva un'aria schifata, non voleva quasi
mettere piedi a terra. Gli urlai qualcosa cercando di farmi notare,
quando mi vide calò l'ancora e venne a riva con una piccola barca.
Sbarcò
e mi chiese se sapessi surfare. Io, naturalmente, risposi “Certo!”,
con il mio solito fare da gradasso.
Mi
chiese di mostrargli quello che sapevo fare. Così, presi la mia
tavola in cerca di un'onda da cavalcare. Ne presi una, era piccola,
ma lo stesso fui travolto e caddi in acqua.
McPee
vista la scena mi disse che ero una nullità e che non avrei mai
potuto partecipare al suo prestigioso trofeo, ritornò senza perdere
tempo sul suo yacht e ripartì.
Non
potevo accettare il suo rifiuto, cercai di seguirlo con la mia tavola
e quando si accorse di me, colpito dalla mia testardaggine, mi fece
salire a bordo.
Ho
avuto così l'occasione di conoscere molti altri surfisti. Jim era
sicuramente il più sciocco, ma anche il più simpatico e diventammo
subito buoni amici. Arrivati ad Acunamatata incontrammo tutti gli
altri concorrenti. Uno in particolare, un certo Dark, era un bullo
odioso che se la prendeva con i più piccoli e credeva di essere il
Re del Surf.
Decisi
di affrontarlo direttamente:
Ehi,
amico, ma chi ti credi di essere?
Lui,
impettito e infastidito dalle mie parole, mi sfidò per dimostrare
che era lui il vero Re del Surf, trattandomi proprio come un
pivellino. Accettai subito per orgoglio e ci demmo appuntamento al
giorno della gara del trofeo SST, che si sarebbe tenuto la settimana
dopo.
Quella
sera cercai rifugio per la notte, in una capanna di legno
abbandonata, poco distante dalla spiaggia.
Il
giorno seguente mi cercai un pezzo di mare dove allenarmi in pace e
tranquillità.
Trovai
una spiaggia semideserta dove il mare arrivava con delle splendide
onde. Lì incontrai Steve, un anziano signore che conosceva bene
l'arte del surf perché da giovane era stato per anni il campione
dell'isola.
Gli
chiesi se poteva insegnarmi qualche trucco, darmi qualche consiglio,
dopo avergli raccontato del mio battibecco del giorno prima con Dark.
Mi rispose che conosceva bene la maleducazione di quel tipo e che mi
avrebbe aiutato volentieri.
Presi
la mia tavola, ma prima di avventurarmi in acqua chiesi a Steve se
per caso ci fossero degli squali da quelle parti. Molto
sarcasticamente mi rispose:
Sì,
una volta all'anno arrivano per mangiarsi qualche surfista, ma ora
non è ancora stagione!
Dopo
una settimana di duro allenamento, io e Steve ci presentammo alla
spiaggia centrale da dove sarebbe partito il Trofeo SST. Dark era già
lì ad infastidire il povero Jim. Abbandonai la tavola e mi
precipitai a difendere Jim. Dark finse di allontanarsi, ma quando
vide che la mia tavola era rimasta incustodita pensò subito di
vendicarsi cospargendola di olio che mi avrebbe impedito l'aderenza
dei piedi durante la gara.
Steve
che aveva assistito alla brutta mossa di Dark, non potendo ripulire
la tavola, mi fece indossare delle scarpette di gomma che mi
avrebbero aiutato a rimanere con i piedi incollati alla tavola anche
se ancora unta.
Anche
durante la gara Dark cercò di ostacolarmi, tagliando l'onda davanti
a me o cercando in tutti i modi di farmi cadere. Restammo gli ultimi
in gara, verso sera, e all'ennesimo tentativo di Dark di buttarmi giù
dalla tavola ci avvicinammo troppo a degli scogli che affioravano
dall'acqua.
Gli
urlai di fare attenzione, ma Dark si girò di scatto e la punta di
uno scoglio gli sembrò una pinna di squalo. Preso dal panico perse
l'equilibrio e abbandonò la sua tavola nuotando velocemente verso
riva.
Io,
rimasi senza avversari che mi disturbavano così cercai di godermi le
ultime onde. Erano alte e potenti, ma assolutamente le più
entusiasmanti per le acrobazie di un surfista. Producevano dei tunnel
che attraversavo impavidamente sfiorando l'acqua, e uscendo
dall'altra parte come un vero campione sa fare, e dalla spiaggia
tutti mi incitavano.
La
sera ci fu una grande festa e mi incoronarono campione dell'SST.
Anche
Dark si congratulò con me e divenne un buon amico per me e per Jim.
Ho
deciso di restare sull'isola con Jim, Steve mi ha preso a lavorare
con lui e costruiremo le più belle e veloci tavole da surf di tutta
l'isola.
Questa
è la mia avventura all'SST", conclude Alvin.
Noi
appassionati non riusciamo ad interrompere questo avvincente
racconto, lo ringraziamo per la bella storia che ci ha voluto
lasciare e che non vediamo l'ora di pubblicare domani sul nostro
giornale.
domenica 1 settembre 2013
NEL REGNO DELLE FATE ROSSE E DELLE FATE BLU di Alessandro M.
Mi chiamo Alessandro, sono un alunno della 1°F, mi piace ridere e fare battute e per questo la mia storia contiene molti particolari divertenti... voglio far sorridere i lettori.
C'era
una volta, in una foresta incantata nel Canada, due regni di piccole
fate completamente diversi l'uno dall'altro.
Nel
Regno Rosso le fatine erano fissate con il colore rosso, appunto, e
adoravano il fuoco.
Avevano
ogni accessorio di bellezza color rosso, tranne i trucchi che erano
quelli degli umani.
Nel
Regno Blu, invece, le fatine erano fissate con il colore blu e
adoravano l'acqua.
Avevano
ogni accessorio di bellezza color blu, tranne i trucchi che erano
quelli umani.
Entrambi
i Regni erano abitati da piccole fate simili a ogni donna umana, solo
con in più delle piccole alette sulle spalle e i capelli rossi o
blu.
Questi
due reami erano governati da due fate che si differenziavano dalle
altre per la loro statura leggermente maggiore e l'elegante corona
che portavano in testa.
Tutte
le piccole fate vivevano in casette decorate di rosso o di blu,
mentre la Fata Regina abitava in un palazzo decorato o di rosso o di
blu.
I
due Regni erano continuamente in guerra per futili motivi: per
esempio una scatoletta di trucco umano che una fatina aveva trovato
per caso ai margini della foresta.
La
guerra delle fate non è come pensiamo noi, con spade, fucili,
cannoni... ma consiste in una sfida di bellezza per ottenere il
titolo di Miss Foresta.
Nel
mondo degli umani c'era un ragazzo di nome Lacy che amava andare in
giro per i boschi e le foreste specialmente il sabato pomeriggio
quando non c'era scuola.
Lacy
fin da piccolo sognava di volare e durante queste sue passeggiate
chiudeva gli occhi, apriva le braccia e le tendeva e con un po' di
fantasia si immaginava di librarsi in aria e di volare come un
uccello.
Succedeva
spesso che questi suoi quasi-voli finissero col farlo inciampare o
farlo scontrare con qualche oggetto che per caso si trovava sulla sua
strada.
Quel
giorno si scontrò proprio contro un albero.
Fece
finta di non accorgersi del dolore alla testa, fece finta di perdere
un'ala e di lanciare il suo SOS.
Chiuse
nuovamente gli occhi e sognò un'ala rotta.
Per
sua sfortuna sulla sua traiettoria c'era un enorme tronco caduto e
Lacy ci inciampò picchiando la faccia per terra.
Per
quel pomeriggio ne aveva abbastanza, decise di cambiare rotta e di
ritornarsene a casa a medicarsi le ferite.
Quella
sera, mentre stava andando a letto, vide dalla finestra della sua
camera due piccole donne volanti che lo incuriosirono moltissimo,
tanto che decise di andare a controllare cosa fossero.
Le
due fatine furono molto sorprese di constatare che Lacy poteva
vederle, e con un po' di timore decisero di invitarlo a seguirle nel
loro Regno delle Fate.
Quelle
due fatine appartenevano al Regno Blu e si trovavano lì, vicino alla
casa di Lacy, perché c'era un bel laghetto che loro amavano molto.
Lacy
continuava a fissare le piccole ali delle fatine che gli sembravano
bellissime, avrebbe tanto voluto un paio d'ali così anche per sé!
“Perché
io vi posso vedere?”, chiese Lacy all'improvviso alle fatine,
ricordandosi che solitamente gli umani non possono vedere gli esseri
magici.
“Perché
sei un umano con il cuore puro, non c'è altra spiegazione
possibile!”, rispose alzando le spalle una delle due fatine blu.
Le
fatine si fermarono ai piedi di una grande quercia, spostarono le
foglie cadute a terra e apparve loro uno strano bottone con una
scritta indecifrabile per noi umani.
“Cosa
significa?”, chiese Lacy sempre più curioso.“Se
sei una fata blu suona questo campanello”, rispose una delle
fatine ridacchiando.Poi
lo fece, pigiò il bottone e magicamente apparve davanti a loro una
porta. Lacy aprì la porta e si trovò dentro ad una casa di fata
blu!C'era
un lago e moltissime fatine in altrettante casette e sopra un enorme
sasso si ergeva il palazzo reale.Le
due creaturine spiegarono che quella era casa loro, quello era il
loro lago e quello il palazzo della loro Regina.
Lacy
osservava tutto a bocca aperta.
Ad
un tratto comparvero davanti a lui altre piccole fate, ma Rosse.
Erano un bel gruppetto, si fermarono proprio ad un centimetro dal
naso di Lacy e dissero:
“Noi
siamo le fate del Regno Rosso e siamo ben più belle di quelle
streghe blu!”
A
quel punto una fatina Blu presa dalla stizza ribatté:“Guardatevi
bene allo specchio, brutte rane! Guardate che capelli che avete, ma
ogni tanto ve li pettinate almeno? E quando imparerete come si mette
un rossetto? Sembrate dei pagliacci!”
Lacy
non poté trattenere una risata e questo fece scatenare una vera e
propria zuffa tra fatine. Che guaio!
Volavano
insulti e rossetti a non finire... Lacy non sapeva che cosa fare per
calmare gli animi, ad un certo punto urlò:
“Basta!
A me piacete tutte, sia Rosse sia Blu!”
Non
fu una buona idea, le fatine sono esseri molto vanitosi e permalosi
e anche vendicative.
La
lotta prese nuova forza: al suono di un fischietto arrivarono nuove
fate soldatesse armate di rossetti e fu il finimondo. Lacy era
esasperato:
“Alt!
Ma si può sapere che cosa ci faccio io qui?”, urlò sperando che
qualcuno lo sentisse.
Tutte
le fatine di colpo si fermarono e due di loro, elegantissime, con la
corona in testa gli si avvicinarono:
“Siamo
le Fate Regina dei due Regni, aspettavamo da tempo un umano che
potesse decretare la vincitrice del concorso Miss Foresta, ovvero la
fata più bella della foresta. Ora noi sfileremo per te e tu
deciderai chi di noi si merita il titolo di Miss, ok?”
Lacy
non sapeva se ridere o se piangere, lui odiava queste cose!
“No,
no e poi no! A parte che io detesto le sfilate, ma poi io che cosa
ci guadagnerei?”
A
quel punto una fatina blu prese la parola:
“Potremo
darti il potere di volare...”
A
quel punto Lacy si convinse subito: voleva volare con tutte le sue
forze e ora il suo sogno poteva avverarsi!
La
sfilata iniziò il giorno successivo, sarebbe durata per ben tre
giorni, durante i quali le concorrenti si sfidavano in impegnative
prove di cucina, di trucco, ecc.
L'ultimo
giorno tutte le fatine sfilarono sulla passerella. Le fatine avevano
cucito per Lacy una bellissima coperta che adagiarono ai piedi di un
bellissimo albero per poter valutare ogni concorrente sia del Regno
Blu che del Regno Rosso.
Inutile
dirlo, Lacy non riusciva a decidersi, allora durante la notte decise
di fare a tutte un regalo. Il piano era di portarle nel mondo umano
per comprare loro i tanto amati trucchi di cui andavano pazze.
Le
fatine apprezzarono tantissimo la generosità di Lacy e quando lui
chiese che anche il suo desiderio fosse realizzato, cinque fatine
blu e cinque fatine rosse iniziarono a volargli attorno e dal nulla
comparvero due belle ali sulle spalle del loro amico umano.
Lacy
era felicissimo, poteva volare!
Fece
qualche giretto per prendere bene le misure e poi salutando tutte si
diresse fuori dal regno delle fate ma...
appena
varcata la soglia le ali di colpo sparirono!
Lacy
era furioso, si sentiva preso in giro... andò in camera di sua madre
e le rubò tutti i rossetti:
“Adesso
ritorno là e faccio io la guerra dei rossetti contro tutti e due i
regno così imparano a ridere di me!”
Così
fece, ma vista la sua determinazione a vendicarsi le fate Blu e le
fate Rosse si unirono in un solo esercito e riuscirono a buttare a
terra Lacy.
A
quel punto non c'era altro da fare se non farsi una bella risata... i
due Regni dichiararono lo stato di Pace e il loro amico Lacy riebbe
le sue alucce per volare.
Ma
solo nel regno fatato, ovviamente.
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